I  l turismo delle città d’arte è spesso incentrato su aspetti culturali come pittura, scultura e architettura. È però difficile comprenderne appieno la bellezza e il fascino senza conoscere le vicende storiche che hanno plasmato le città che tanto ammiriamo e che ci invidiano in tutto il mondo.

Sono in tanti ad avere un’avversione istintiva verso la stessa parola “storia”, magari a causa dei ricordi di scuola, dove spesso ci si concentra troppo su nomi e date. Per questo nelle visite turistiche le guide a volte sorvolano gli avvenimenti del passato, e privilegiano aneddoti e leggende. La visita diventa così più superficiale, e la comprensione di grandi opere e monumenti si semplifica e svilisce.

Storie di Verona

Secondo le fonti storiche la vicenda di Giulietta e Romeo si svolse nel 1303, quando Verona era governata dalla Signoria degli Scaligeri, una famiglia di ricchi mercanti che resse le sorti della città tra il 1262 ed il 1387. Dopo il governo di Alberto I° della Scala, nel 1301 la reggenza passò al suo primogenito Bartolomeo, che tentò inutilmente di sedare l’odio delle lotte intestine tra le famiglie veronesi, divise nelle fazioni avverse dei Guelfi e dei Ghibellini. In quegli anni la rivalità tra la famiglia dei Montecchi e quella dei Capuleti era talmente accesa che DANTE ALIGHIERI, esule da Firenze ed ospite tra il 1303 ed il 1304 degli Scaligeri, la nomina nel VI canto del Purgatorio (versetti 106/108: Vieni a veder Montecchi e Cappelletti / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: / color già tristi, e questi con sospetti). L’origine letteraria della vicenda dei due amanti risale invece al 1531 quando il capitano vicentino LUIGI DA PORTO, la narrò nella sua nella sua “Historia novellatamente ritrovata di due nobili amanti con la loro pietosa morte intervenuta già al tempo di Bartolomeo della Scala”, un opera prolissa ma in pratica già contenente tutti gli elementi che saranno poi narrati e resi immortali da Shakespeare. Si trattava di una storia già molto diffusa nei racconti popolari, che lo stesso capitano vicentino spiega essergli stata riferita da un arciere suo compagno d’armi, tal Pellegrino da Verona. La novella del Da Porto venne presto ripresa in un poema in ottava rima attribuito a Gerardo Boldiero e nel 1554 in un opera di Matteo Bandello. La storia ebbe presto una grande fama in tutta Europa, con versioni scritte dall’inglese Arthur Brooke nel 1562, William Painter nel 1569 e lo spagnolo Felix Lope de Vega nel 1590. Fu nel 1596 che il grande DRAMMATURGO INGLESE WILLIAM SHAKESPEARE rappresentò la sua versione della tragedia di Verona, dando alla vicenda dei due amanti un’immortale attualità e facendola diventare una icona dell’immaginario collettivo. L’anno successivo egli dette alle stampe “La tragedia eccellentemente concepita di Romeo e Giulietta come è stata spesse volte rappresentata in pubblico (con grandi applausi) dai servi dell’onorevolissimo lord Hudson” mentre nel 1599 dette alle stampe una seconda edizione riveduta e corretta.

Il Castello

Il castello fu costruito tra il 1354 e il 1356 da Cangrande II della Scala per avere un nucleo fortificato di controllo sull’Adige in corrispondenza dell’accesso settentrionale alla città, dopo la congiura del fratellastro Fregnano della Scala.

Difeso a nord dal fiume Adige, il castello venne eretto su delle preesistenze – forse un fortilizio di epoca romana o addirittura un ponte, sicuramente una chiesa di origine alto medievale: San Martino in Aquaro, i cui resti sono visibili all’interno della corte d’armi – in un tratto della cinta urbana dei secoli XI-XII che ingloba una delle porte di accesso alla città duecentesca, la cosiddetta porta del Morbio.

Il castello è articolato in due parti: a est la piazza d’armi, cinta da alte mura merlate e contornate da 7 torri, tra cui spicca il Mastio alto 42 metri, costruito verso il 1376; a ovest il palazzo residenziale, la Reggia.
Il complesso si integra con un ardito ponte a tre arcate (la più lunga misura 48 metri), attribuito a Giovanni da Ferrara e Jacopo da Gozo, che attraversa l’Adige e collega il castello alla riva sinistra, dove si trovava la località detta Campagnola.

Durante il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia (1409-1797), esso venne adibito caserma e poi a polveriera; nei secoli XVIII-XIX, divenuto sede dell’Accademia militare, fu ampliato nell’ala occidentale con un corpo di fabbrica, attualmente utilizzato dal Circolo ufficiali dell’Esercito.

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